NEWS

LA PAUSA, LA SOSTA

shutterstock_173860190-1024x699“Un uomo, se possiede la vera sapienza, sa godere dell’intero spettacolo del mondo da una sedia, senza saper leggere, senza parlare con nessuno, solo con l’uso dei sensi e con l’anima che non sappia essere triste.”
Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine, 1982

Puoi viaggiare stando seduto con un libro in mano ma non c’è viaggio che non implichi il sedersi. Partire per un on the road in macchina con gli amici di sempre, guardare il paesaggio dal finestrino di un treno, stare seduti sopra le nuvole in aereo e guardare il mondo dall’alto.
Si viaggia sempre da seduti, anche solo sulla sella della bicicletta.
E se si va per il mondo sulle proprie gambe, ad un certo punto ci si siede, sull’erba, su una panchina, al tavolo di un bar a bere un bicchier d’acqua.

Perché la sedia è sinonimo di sosta, pausa, riposo.
Mi siedo un attimo perché sono stanco o devo sedermi per ascoltare quello che stai per dirmi?
Mi siedo per ascoltarti, parlarti, spiegarti.
Mi siedo e leggo, scrivo, lavoro.
Mi siedo e compongo, recito, suono, dipingo.
Sediamoci a bere un caffè, a mangiare qualcosa, a bere un bicchiere di vino.

Non c’è stanza senza sedia esattamente come non c’è corpo senza gambe che lo sorreggano.
Noi di elite,TO BE andiamo con le gambe nel mondo a cercare ispirazioni, anche per le sedie che creiamo.
Sedute che siano leggere, da portarci sotto braccio come valigie, che possano essere il contorno di un tavolo dove banchettare insieme o l’abbraccio in cui rilassarci dopo un viaggio o una giornata di lavoro.

Di certo alla sedia non rimaniamo inchiodati, come scriveva Emil Cioran a proposito dell’inettitudine dell’essere umano…
“Se siamo fortunati, non importa se scrittori o lettori, finiremo l’ultimo paio di righe di un racconto e ce ne staremo seduti un momento o due in silenzio. Idealmente, ci metteremo a riflettere su quello che abbiamo appena scritto o letto; magari il nostro cuore e la nostra mente avranno fatto un piccolo passo in avanti rispetto a dove erano prima.”
Raymond Carver, “Da dove sto chiamando”, 1988


I commenti sono chiusi.